E’ notizia di oggi che il sindaco Michele Campisi ha firmato l’atto di cessione della discarica di contrada Stretto che, dunque, sarà gestita dall’Ato. Questa società, costituita da 15 Comuni della provincia di Caltanissetta, dovrebbe ora realizzare tutti gli interventi necessari di messa in sicurezza e bonifica per consentire il funzionamento della discarica. Ma il presidente Cimino ha già fatto sapere che utilizzerà da subito questa discarica, nonostante i lavori necessari per renderla agibile non siano stati eseguiti: “Nel perdurare dall’emergenza rifiuti – ha detto Giuseppe Cimino al Sindaco – sono disposto a compiere un atto di coraggio, forse temerario, consentendo di conferire i rifiuti del capoluogo in contrada Stretto. Poi mi autodenuncerò all’autorità giudiziaria considerata l’insipienza della Regione”.

Una lunga storia quella di questa discarica costruita 50 anni fa e che negli anni 80 veniva autorizzata in virtù della legislazione dell’emergenza sui rifiuti ai sensi dell’articolo 12 dell’allora decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982. Come prassi italiana l’emergenzenza si tramuta subito in normalità, e la discarica, fra mille progetti di adeguamento, milioni di euro spesi a scapito dei cittadini, sequestri e dissequestri, indagini giudiziarie a carico dei tanti soggetti che gravitano attorno a questa realtà, è arrivata ai giorni nostri “pronta” per essere riutilizzata per l’ennesima “emergenza rifiuti“.

Il sito della discarica è compreso all’interno dell’area sottoposta al vincolo paesaggistico “Media Valle del Salso o Imera Meridionale”, tra diverse aziende agricole, adiacente alla “Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale” e al fiume “Imera-Salso”, tra le antiche miniere Gessolungo e Saponaro-Garibaldi, nel cuore del previsto Parco Nazionale geominerario storico e ambientale delle Zolfare di Sicilia e a ridosso dallo storico Villaggio Santa Barbara.

Un’indagine della procura che nasceva da una segnalazione di cittadini che lamentavano la presenza di odori molesti che indicavano provenire dallo smaltimento dei fanghi di depurazione dei reflui urbani, fece si che dapprima la discarica venisse chiusa per disposizione del Prefetto di Caltanissetta nel maggio 2002, per poi essere definitivamente sequestrata nel novembre dello stesso anno con provvedimento del Gip del Tribunale di Caltanissetta.

Il 28 Settembre 2005 il sostituto procuratore della Repubblica, presso il Tribunale di Caltanissetta, Ombretta Malatesta, parla alla Commissione parlamentare antimafia sulla situazione rifiuti a Caltanissetta evidenziando in quell’occasione i motivi del sequestro del sito di contrada Stretto (e di altre discariche del nisseno) e delineando anche una situazione di diffusa illegalità che si muoveva attorno alla discarica.
In sostanza le motivazioni del sequestro risiedono nelle condizioni strutturali e gestionali della discarica, ovvero per la mancanza di idonei sistemi di raccolta del percolato e del biogas, per la presenza di recinzioni spesso incomplete o fatiscenti e la non idoneità del sito, strutturalmente franoso e con presenza di corsi d’acqua nelle immediate vicinanze. Infine, per il fatto che il sito risiede su aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici.

Nell’Ottobre del 2007, su pressioni dell’allora amministrazione comunale, veniva dissequestrata la discarica e venivano avviate le procedure per bonificare l’area e procedere alla consegna del sito all’Ato che, secondo norma, doveva decidere delle sorti definitive della discarica di contrada Stretto. I tempi si dilatarono e l’amministrazione comunale, per bocca del suo assessore all’Ambiente Silvano Licari rispose così alle rimostranze sollevate da alcune associazioni ambietaliste che rivendicavano la bonifica totale del sito “per le sue rilevanti peculiarità ambientali, storiche e paesaggistiche”: “Le polemiche che ultimamente hanno avuto origine su iniziativa di alcune associazioni ambientaliste non hanno come si vede alcun motivo di essere perché né la fase di caratterizzazione, né la consegna all’Ato Cl1, entrambi procedure obbligatorie, preludono necessariamente al riutilizzo della discarica, anzi tenuto conto del fatto che le procedure di riutilizzo della discarica di contrada Martino sono molto più avanzate di quelle della discarica di contrada Stretto, che devono invece essere ancora iniziate, e in considerazione delle notevoli risorse finanziarie necessarie alla riapertura del sito, riteniamo che l’ Ato Cl1 potrebbe anche adottare la decisione di dare avvio alle procedure per la sua definitiva chiusura”. (fonte usefinternational)

Questo fino alla nuova emergenza di questi giorni che ha visto chiudere i cancelli della discarica di Motta Santa Anastasia per un debito di milioni di euro dell’Ato CL1 nei confronti della società “Oikos” che gestisce il sito.

A questo punto è necessario che Ato CL1 e Comune spieghino ai cittadini nisseni quale sarà il futuro ambientale di Caltanissetta. Cosa realmente accadrà nella discarica di contrada Stretto. Verranno prese le dovute azioni per rendere agibile a norma di legge il sito che ha già causato ingenti danni ambientali che non sono stati ancora bonificati? E in quali tempi questi necessari e indispensabili lavori verranno eseguiti? E’ comunque l’unica soluzione disponibile al problema rifiuti o è possibile cercare altre alternative che magari puntino a un maggior riciclo dei rifiuti urbani?
Caltanissetta non può più aspettare e non può avere contemporaneamente due emergenze ambientali (rifiuti in città e danni all’ambiente causati dalla discarica).

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