Cominciamo con una breve presentazione. I quesiti sono tre. I primi due prevedono che venga dato il premio di maggioranza alla lista più votata rispettivamente alla camera dei deputati e al senato. Il terzo chiede l’abrogazione delle candidature multiple.

Attualmente la nostra legge elettorale prevede un sistema proporzionale con sbarramento al 4% per la camera e al 8% per il senato e con premio di maggioranza attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. I primi due quesiti quindi vogliono eliminare la possibilità che si diano premi a coalizioni di liste a tutto vantaggio così di quell’unica lista che abbia ottenuto il maggior numero di voti

Secondo i promotori del referendum i vantaggi dei primi due quesiti sarebbero i seguenti. Riduzione della frammentazione dovuto al fatto che le varie forze politiche sarebbero “costrette” a presentarsi in un’unica lista uniti, con un unico simbolo e con un unico nome. Sarebbero difficili i cosiddetti “ribaltoni”, le scissioni e quindi sarebbe garantita la stabilità di governo. Certezza che le liste che non superano il 4% dei consensi alla camera e l’8% al senato non entrino in parlamento. Attualmente è possibile l’assegnazione di seggi anche a liste che non hanno superato lo sbarramento ma facenti parti di coalizioni che invece hanno diritto alla divisione dei posti in parlamento.

Una volta descritti i punti a vantaggio dei quesiti, passiamo ai possibili svantaggi che una loro approvazione provocherebbe. I detrattori mettono in evidenza un grosso pericolo per la democrazia causato dalla possibilità che un solo gruppo ottenga una tale maggioranza da poter addirittura cambiare la costituzione a proprio piacimento (che può avveniere con il consenso dei 2/3 del parlamento). Infatti potrebbe accadere che al 55% dei voti parlamentari spettanti all’unico partito che ha ottenuto la maggiornaza vengano aggiunti un altro 10% di voti appartenenti a partiti storicamente alleati del primo. In queste condizioni è quindi molto probabile che si arrivi velocemente a quel 66% di voti in parlamento che permetterebbero di avere carta bianca su tutto, anche sulla modifica della stessa costituzione.

Si pensi ad esempio a una situazione in cui i primi 5 partiti ottengano alle elezioni il 20%, il 19%, il 18%, il 17% e il 16%. Quello che prende il 20% dei voti avrebbe maggiornaza assoluta e gli basterà convincere anche uno solo degli altri partiti più una manciata di altri voti per avere oltre il 66% delle forze parlamentari, che tradotto significherebbe che una forza eletta da solo il 40% del popolo italiano avrebbe possibilità di stravolgere a suo piacimento qualsiasi legge e la costituzione.

Altro problema sarebbe la scomparsa totale dei gruppi cosiddetti “minori” che pur non raggiungendo il 4% dei consensi rappresentano comunque una buona fetta del paese che non verrebbe più rappresentata da nessuno. Ad esempio alle scorse elezioni europee nonostante ci fosse uno sbarramento del 3% “soltanto”, è rimasto “non rappresentato” ben il 15% del popolo italiano.

Per quanto riguarda il terzo quesito ricordiamo che attualmente è possibile candidarsi in più circoscrizioni, ma che è possibile essere eletti soltanto in una. Succede quindi che alcuni candidati riescano a vincere in più circoscrizioni e poi scelgano dove essere eletti, favorendo quindi i secondi arrivati della lista delle circoscrizioni non scelte a loro discrezione. Il quesito vuole eliminare questa opportunità obbligando i candidati a presentarsi in un’unica circoscrizione. I vantaggi sarebbero quelli di evitare che gli “eletti” dal popolo in realtà siano dei “prescelti” dal partito. Un altro vantaggio sempre secondo gli organizzatori sarebbe quello di evitare le cosiddette candidature nascoste, ovvero quei nomi cosiddetti “impresentabili” che si trovano al terzo o al quarto posto di una lista e che, per “obbligata” rinuncia dei primi eletti della lista, vengono automaticamente ammessi al parlamento senza un chiaro volere popolare.

Per quanto riguarda questo quesito, pur non essendoci grandi motivi per il no, viene comunque sottolineata la sua inefficacia causata dal fatto che comunque le liste presentate alle elezioni sono già “blindate” dai partiti non permettendo al popolo la libera scelta dei singoli candidati. Quindi un eventuale “si” servirebbe solo a fare un po più di chiarezza sui componenti delle liste stesse.

Questo per il momento è tutto. Buona scelta.

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