Di solito non guardo il festival di Sanremo. Anzi faccio di tutto per evitarlo. Questione di gusti. Ma come ogni anno, da quando il mio pollice opponibile si ostina a schiacciare i tastini del telecomando, sono costretto a sorbirmi il tartassamento mediatico causato da questo evento “nazionale”.
Normalmente, ciò che si legge e si sente in giro in questo periodo suona pressappoco così: “Il solito festival”, “ondata di critiche al conduttore”, “ascolti in calo”, “il festival è morto”, “tensione e nervosismo al festival”…e via discorrendo in un crescendo di veleni, disfattismi, parole forti e l’immancabile frase “ah che bei tempi quelli di Modugno…”.
Quest’anno il miracolo. Neanche una critica. Neanche un batter di ciglio sul conduttore. Tutto bello e benedetto. Come mai?
La settimana prima, un preoccupato Fabio Fazio augurava a Paolo Bonolis la sopravvivenza, consapevole del fatto che gli ultimi presentatori di questa manifestazione sono stati selvaggiamente massacrati senza facoltà d’appello. E diciamolo chiaramente: dare addosso al festival di Sanremo era orami diventato lo sport nazionale preferito da tutti i giornalisti italiani. Un appuntamento fisso nell’agenda di tutti gli editorialisti che cercavano di aumentare le copie vendute del loro giornale sparando a zero su tutto e sul nulla. Nulla come ciò che era il Sanremo.
Sulla professionalità di Bonolis credo non ci siano dubbi. Sulla qualità di questo programma, a sentire i tanti che l’hanno visto (qui mi limito a osservatore degli ascoltatori visto e considerato che, come detto prima, non vedo Sanremo), non ci sono dubbi: è stato un gran spettacolo, bello da vedere e godibilissimo. E fin qui son contento pure io, almeno gli italiani avranno qualcosa su cui bearsi, bontà loro.
A questo punto però devo confessare una cosa. Questa volta mi sono ritrovato nella condizione di vedere gli ultimi minuti del festival, quando viene nominato il vincitore.
Ho sentito cantare quindi questo “big”, al secolo Marco Carta.
Ok. Io non sono un gran critico d’arte, ma qualcosina in fatto di musica la conosco, e pur non apprezzando i generi musicali da Sanremo so distinguere un gran artista (vedi Pausini, Baglioni etc) da un cantatore della domenica, e so che farei arrabbiare le migliaia di teenager che hanno fatto il tifo per questo “cantante” se solo queste leggessero le seguenti parole: in quei cinque minuti di “esibizione” ho rivisto un programma mito degli anni 90. Il Karaoke. Quello condotto da Fiorello per intenderci, dove andavano a fare la loro “bella” figura gli italiani della porta accanto.
So che le farei arrabbiare tanto perchè scopro mio malgrado che queste ragazzine hanno sofferto tantissimo nel seguire questo ragazzo proveniente direttamente da una trasmissione di canale 5 condotta da Maria De Filippi, quella delle grida e lacrime di “Amici”, e che per purissima coincidenza, la sera della premiazione, era li, dietro al suo pupillo. Ora io non conosco come vanno le selezioni e le votazioni dei cantanti a Sanremo, e manco voglio indagare perchè mi scoccia. Ma la domanda si ripete: come mai?
Devo confessare un’altra cosa. Ho sentito pure la canzone di una altro “big”: Povia. Avevo letto in giro delle critiche sul testo che ha portato questo altro bel tipo al festival.
Siccome io sono un mal pensante, quando sento queste critiche penso subito alle battaglie propagandistiche su cui si basa la vita quotidiana degli italiani e che i nostri cari governanti ci costringono a subire ormai da anni, nutrendoci di preconcetti e frasi fatte fino a quanto il nostro povero cervellino alza bandiera bianca e si mette in sciopero permanente. Vedo poi con piacere che questa canzone, tanto cara a quei tipi che dicevo poco fa e che sanno come parlare alle pance dei cosiddetti “italiani”, arriva in fondo alla competizione. Come mai?
Ve l’ho detto. Io sono un mal pensante, e questo strano Sanremo, per nulla criticato, con artisti un po così, con canzoni un po così e con vincenti un po così…
Comuque sia. Al di la di tutto, e prima che ce lo dicano in tutti i tg nazionali a scansar equivoci sulla bravura di taluni e sull’incapacità degli altri, bisogna proprio dirla tutta: è solo grazie alla nutrita squadra di Mediaset se quest’anno il festival di Sanremo sarà ricordato come uno dei migliori di sempre. Non c’è dubbio, so proprio bravi. Ma il messaggio che hanno voluto far passare in questi giorni ancora non mi è chiaro, e non so come mai.

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